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Era
il Settembre 1363 e le truppe repubblicane senesi
avevano spinto fino alla Valdichiana i mercenari della
Compagnia del Cappello, che ormai da troppo tempo
stavano deturpando e saccheggiando i castelli ghibellini
dalla Valdelsa alla Maremma sotto il silenzioso consenso
di Firenze, loro vecchia finanziatrice nelle campagne
contro Pisa e contro Siena.
I "Dal Cappello" avevano così montato
l’ accampamento nella piana compresa tra il
colle di Torrita e la palude della Chiana, in modo
da evitare accerchiamenti grazie alla barriera naturale
del lago ed avere così una eventuale via di
fuga verso la vicina e non avversa Arezzo controllando
gli unici possibili attacchi frontali.
L’esigua truppa della comunità Torritese
in segno di indelebile fedeltà a Siena, lasciò
il sicuro riparo che costituivano le sue mura per
esporsi al rischio della battaglia, ponendosi di vedetta
sul colle di Ascianello. Tenendo sotto tiro le truppe
nemiche e segnalando i loro movimenti ai repubblicani,
i Torritesi grazie al movimento dei loro drappi, riuscivano
a tenere aggiornate le truppe senesi che stavano nel
frattempo giungendo da nord, guadagnando di gran carriera
la piana chinina.
Il popolo Torritese era pronto ad immolarsi per la
libertà del suo castello e di tutta la repubblica.
E fu proprio dalla sommità del vecchio "pagum"
turrito che in un freddo pomeriggio di metà
Settembre, i vessillieri di Torrita sorvegliando le
tende dei mercenari, aprendo in volo le loro bandiere
ritmati dal rullare dei tamburi e spronati dagli squilli
delle chiarine, segnalarono il momento opportuno dell’attacco
senese, esortando anche la truppa torritese ad unirsi
alla pugna. |
Pochissimi furono i mercenari che ebbero salva la
vita, tale fu l’ardore ed il tempismo con il
quale fu sferrato l’attacco, e una lunga distesa
di corpi inermi segnò tutta la vallata come
un grande e rosso sentiero.
La tranquillità fu così ristabilita
in tutta la repubblica senese, furono ricostruite le mura saccheggiate e si ritornò
al lavoro che tutti i giorni contribuiva a rendere
grande la gloria di Siena.
Il consiglio dei Dodici di Siena rese gli onori ai
soldati ed ai vessillieri Torritesi che grazie al
loro operato avevano agevolato la risoluzione della
battaglia.
Se fino a quel giorno il piccolo castello di Torrita
era caro a Siena per le spighe che ingrassavano i
magazzini della Repubblica, da allora fu onorato e
solennemente apprezzato per la veemenza, il coraggio
e la forza del Leone Rampante.
La
bandiera, emblema di uno Stato, di una Contrada o
di un Casato, è stata sicuramente una protagonista
della civiltà antica. Fin dal Medioevo, era
considerata un punto di riferimento per le truppe
che si muovevano sul campo di battaglia e perderla
o cederla al nemico era sinonimo di sconfitta e disonore.
Poteva anche segnalare dei pericoli o sventolare per
accogliere il ritorno di un esercito vittorioso. Ma
veniva anche impiegata per contornare le feste e le
sagre che si svolgevano per le vie dei borghi o alle
corte dei nobili signori.
Ecco che la bandiera diventa, da strumento usato a
scopo "bellico", un elemento di spettacolo.
E' proprio il giostrare festoso, il suono del drappo
che fende l'aria, accompagnato dall'imperioso rullare
dei tamburi e dall'allegro squillo delle chiarine,
a garantire una spettacolarità che richiede
oltre a spiccate capacità atletiche anche una
precisa preparazione coreografica sempre alla ricerca
di un continuo rinnovamento. |
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Le
esibizioni del gruppo Sbandieratori e Tamburini di
Torrita sono ammirate sempre da una moltitudine di
persone. Sarebbe però riduttivo giudicarle solo
delle evoluzioni.
I ritmi e gli scambi precisi, infatti, affondano le
proprie radici nella storia medioevale, con significati
guerreschi e nello stesso tempo, di gioia popolare.
Non vi è quindi niente di improvvisato, ma
in ogni singolo esercizio si ritrovano significati
della tradizione.
Solo un costante allenamento ed un'ottima intesa di
squadra permettono agli Sbandieratori ed ai Tamburini
di celebrare ai tempi nostri una riproduzione fedele
e spettacolare di uno spicchio di storia.
Nella cornice unica di figuranti, costumi, dame, rievocazioni
medioevali, il volo delle bandiere cattura la fantasia
di grandi e piccoli, sublimando tutta la rappresentazione
storica.
L'armonia dei movimenti, le tecniche, la spettacolarità
di intrecci e volteggi non hanno paragoni con nessuna
altra manifestazione di piazza. |
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