"... In un podere [...] detto la Casa Nuova vi era una cava di carbonfossile, dal volgo chiamata Legno Sasso, presso la quale negli anni 1750 da' pastori nel tempo d'inverno, fu acceso il fuoco, onde s'incendiò e continuò d'ardere 16 mesi. Di questo ve ne sono altre vene [...] del quali i contadini per essere lontani dà boschi si servono per scaldare i forni..."
Così Pecci annotava alla metà del '700. Dovette passare più di un secolo perchè il giacimento di ligniti vicino a Montefollonico, venisse sfruttato razionalmente, collocandosi come attività rilevante della zona accanto alla tradizionale attività agricola.
Risale al 1877 la prima notizia sulle miniere di Montefollonico. Si tratta di una cava di rame e manganese ad Oppiano, di una cava di lignite a Orbigliano e di una cava di pietra serena a Rotelle.
Nel 1884 viene messa in opera la miniera del Renellone mentre sei anni più tardi nel 1892 sarà la volta della Minera di Casanovoli.
Nel 1907 la conduzione delle miniere viene assunta dalla Società 'Anonima Ligniti' che inizia con veri e propri criteri industriali lo sfruttamento della zona lignitifera di Montefollonico.
Nel 1914 la Società Ligniti rileva la miniera del Renellone, mentre nel dopoguerra sarà la volta della miniera denominata Bocca del Lupo nel comune di Trequanda.
Nel 1916 gli impianti minerari vennero dichiarati "stabilimenti ausiliari" e la produzione precettata dal Comitato Combustibili Nazionali che la distribuiva alle industrie collegate all'Amministrazione Militare. La pesante crisi del dopoguerra pone fine alla fase espansiva della Società Ligniti.
Nel 1929 la gestione delle Miniere di Montefollonico passa alla Società 'Testi Industrie Riunite cementi, laterizi e materiali da costruzione'.
L' anno successivo la Società 'Fornaci Valdichiana' confluisce nella 'Testi' e la sorte delle miniere si lega strettamente a quella delle Fornaci diventando il settore trainante della Società stessa.
Nei primi anni trenta la crisi del settore minerario si estende in tutta la provincia di Siena anche all'industria dei laterizi. Nel 1931 i cantieri minerari di Montefollonico lavoravano a ritmo ridotto, data la caduta vertiginosa della richiesta di lignite.
Dalla seconda metà degli anni trenta si assiste ad un nuovo boom dell'industria lignitifera, collegabile alle vicende della guerra di Etiopia ed alle crescenti richieste provenienti dai centri industriali del nord d'Italia.
Durante la seconda guerra mondiale le miniere vengono militarizzate e dichiarate nuovamente stabilimenti ausiliari. Dopo la fine della guerra l' attività mineraria si contrae progressivamente, sia per l'esaurimento del materiale che per la produzione degli oli combustibili.
Nel 1955 si assiste all' ultimo tentativo di rimettere in sesto l'attività delle miniere. L' attività estrattiva e quella di fabbricazione dei laterizi, che per decenni erano state complementari, vengono separate. Ma all'inizio degli anni '60 le miniere di Montefollonico vengono definitivamente chiuse.
Fin dai primi anni del Novecento al dì la dei vari passaggi di gestione, l'attività mineraria estrattiva è legata al nome ed all'azione di Vittorio Vitolo che, presente fin dai tempi della Società Anonima Ligniti e successivamente in tutte le Società che si costituiscono, ha assicurato la continuità di criteri nella conduzione delle imprese e si è reso animatore dello sviluppo e del potenziamento sia dell'attività mineraria sia di quella laterizia.
L' impulso che Vittorio Vitolo dette allo sviluppo economico di Torrita si accompagnò ad una viva partecipazione ai problemi sociali della comunità. Dai racconti di quanti lo conobbero emerge il ricordo di una persona dalla forte personalità che nella gestione di impresa dimostrò sempre lungimiranza e ampiezza di vedute, non lesinando sugli investimenti rivolti volti all'ammodernamento degli impianti ed al miglioramento delle condizioni di vita degli operai.