La fattoria o la casa padronale, i poderi sparsi tra i campi coltivati, i filari di cipressi e di boschi: tutto questo è la sintesi di uno scorcio di queste terre.
Dalla fine del medioevo fino agli anni 60 l'economia del territorio si è retta su un rapporto tra proprietari terrieri e contadini che, secolo dopo secolo, generazione dopo generazione, ha disegnato questo paesaggio.
La conservazione e la valorizzazione dell'ambiente e del patrimonio storico-culturale e naturalistico, è garantita da un sistema di equilibri ricchi di occasioni da vivere in armonia con la natura, per riacquistare il gusto delle passeggiate, del respirare a pieni polmoni, dell'arricchirsi di conoscenze preziose sulla flora e sulla fauna.
Queste zone sono costellate di piccole città e di borghi dominati dal rosso del mattone, il colore che viene dalla terra. Durante il periodo medioevale la popolazione ne ha scoperto le qualità per una edilizia leggera e duttile.
Ed il cotto, insieme alla pietra, è dominante in un ambiente caldo e sicuro, sensazioni che vengono trasmesse e che possono diventare di grande emozione quando al tramonto il colore, stemperato in rosa dai secoli, riacquista le tonalità forti che ricordano la forza del fuoco.
In questi luoghi l'approccio sensoriale è fortemente stimolato dall'incontro con materiali e sapori tutti da sentire, toccare, guardare, mangiare ed annusare.
I cinque sensi per capire e fare, alla ricerca di tutte quelle mani che hanno fatto in modo che le antiche tradizioni arrivassero fino ai nostri tempi.
La tutela dell'ambiente e della sua storia, fa in modo che tradizioni preziose non vengano dimenticate, ma continuino ad essere una risorsa per il presente.
Colline che sono state forgiate dalla presenza dell'uomo che con armonia ancora integra, si legano alla operosa semplicità delle pievi, agli imponenti castelli, ai muretti a secco, alle antiche pietre delle chiesette e soprattutto ai piccoli borghi medioevali.
La lingua del luogo conserva una ricchezza ed una originalità che stupiscono chi viene da fuori. Certi termini suonano desueti, ma puntualmente il vocabolario li registra a conferma che l'italiano è nato in questi posti.
Se si chiede la strada agli anziani del luogo, offrono punti di riferimento che non hanno nulla a che fare con con la destra e la sinistra, la distanza in chilometri ed i cartelli stradali, ma con una topografia più antica che nota.
Il fontone, la piaggia, la proda, il cippo, la cannella, il pinnacolo di un cipresso, un madonnino ed il podere, sono i punti di orientamento che sottolineano come la familiarità con la natura e l'ambiente faccia parte della quotidiana esperienza.
A chi appartiene questa terra? Senz'alto a chi la abita, a chi vi è nato ed a chi l'ha scelta per lavorarci o viverci. Ma non c'è dubbio che essa appartiene a chi sceglie di visitarla, scoperta magari grazie a qualche suggestiva immagine o per averne sentito parlare da chi l'aveva già conosciuta. Questi sono luoghi che da secoli si lasciano visitare, percorrere, scoprire, che hanno nel proprio codice il carattere dell'ospitalità e dell'accoglienza.