L'unica difficoltà nell'affrontare
un itinerario enogastronimico in queste zone, è
quella di poterlo terminare una volta iniziato. Si
rischia di fare la fine di Ciacco, perdendosi in lungo
ed in largo sulle strade interminabili della buona
cucina, degli ottimi vini e delle preparazioni semplici
ma ricercate.
Sono sapori veri e sempre nuovi, frutto di una gstronomia
ricca di gusto, aromi e fantasia.
Girovagando non manca certo l'occasione di trovare
un'osteria fumosa e rustica, oppure il vecchio casale,
la cascina, il frantoio od una la cantina, diventati
oggi templi ricercati di questa tradizione autentica
ed unica nel raccontare la storia dei posti.
Una cucina contadina in cui l'elemento fondamentale
è senza dubbio il pane presente sotto mille
forme e sapori: dal filone alla ruota, dai crostini
alle focacce, dalla schiacciata con l'olio al pan
di ramerino, una gustosa pagnotta aromatizzata con
uva passa e rosmarino.
Anche l'assenza di sale, un tempo troppo costoso,
rappresenta l'aspetto tipico di semplicità
e di povertà che un tempo caratterizzava la
cucina di questo territorio. E' proprio con il pane
che nascono numerose riccette: la Panzanella, fatta
con pane ammollato nell'acqua, sbriciolato e mescolato
con verdure fresche; la Pappa con il Pomodoro da cuocersi
con pane, aglio, prezzemolo, basilico, sale, olio
e pomodoro ed infine la Ribollita, nata dalla parsimonia
contadina che riscaldava e ribolliva gli avanzi di
questa zuppa preparata il giorno prima.
Quanto alle carni la Val di Chiana è famosa
per le sue qualità pregiate della Chinina,
della Fiorentina e della Cinta Senese. A rigore, nel
passato la carne nei piatti scandiva le feste comandate,
beninteso quelle solenni. Così i contadini
si sono ingegnanti a sopperire con i prodotti vegetali.
Al posto d’onore i fagioli ed altri legumi. Poi i
cereali integrali e le castagne.
Un particolarità della cucina senese è
rappresentata dalle preparazioni a base di riso, come
le torte di riso ed il riso con i carciofi, piatto
pasquale. L’origine di questa insolita presenza va
ricercata negli scambi tra oriente ed occidente che
si snodavano in buona parte lungo la Via Francigena,
la via delle crociate, dei pellegrinaggi e dei cavalieri.
I mercanti che tornavano dai paesi delle spezie portavano
con sé anche il riso che spesso usavano per
ripagare l’ospitalità ricevuta dagli stallieri,
improvvisati locandieri.
Altra caratteristica il pane scuro di farina della
Chiana, sfornato in pagnotte basse di circa due chili,
capace di conservarsi a lungo e di sostenere preparazioni
che lo vogliono ammorbidito in acqua e senza sfarsi.
Ultimo tocco di classe l’olio verde di frantoio aggiunto
a crudo.
Con la stessa farina si ricavano i Pici, gli spaghetti
appiciati a mano durante le veglie, occasione di socializzazione
e di incontro in un’epoca che non conosceva svaghi,
seccati e conservati per essere cucinati, magari con
quel sugo denominano con arguzia tutta toscana, sugo
di nana.
A molti di questi prodotti e preparazioni tipiche
sono dedicate sagre locali che rinnovano i fasti del
passato coinvolgendo i numerosi ospiti della zona,
che partecipano attivamente alle degustazioni.
Accompagnano i piatti tipici olii e vini che hanno
impreziosito queste terre e le hanno rese mete ambite
di interessanti itinerari enogastronomici.
Oltre al Vin Santo molti sono i marchi Doc della zona
e molto più numerose sono le fattorie dove
è possibile degustare ed acquistare vini di
altro pregio.
Altro elemento prezioso è l’olio, sempre di
prima spremitura, oro naturale utilizzato nella magia
alchemica della cucina tradizionale toscana. La storia
dell’olio d’oliva, quell'antica spremitura con il
colore dell’oro ed il calore del sole, coincide con
la parte più radicata della nostra cultura
“Olea prima omnium arborum est”
E la sola magia dell’olio ha dato la dignità
a quei piatti - considerati specialità - fatti
semplicemente di tozzi di pan vecchio. La Fettunta
e la Bruschetta, nate in frantoio quando l’operaio,
rubacchiando l’olio spremuto dalla macina, ammorbidiva
il pane duro della pagnotta o lo abbrustoliva sul
fuoco insaporendolo con l'aglio crudo.
La semplicità si ritrova anche nei dolci :
ciambellini, crostate e cantucci accompagnati dai
vini liquorosi e dalla frutta di stagione.
Tutti i piatti, anche i più semplici, diventano
un vero e proprio trattato di antropologia culturale
oltre che specialità gastronomiche, per chi
voglia andare in profondità alla ricerca di
saperi e sapori antichi.
